Furto in azienda: anche di poco valore, giustifica il licenziamento

I giudici di legittimità confermano (sentenza 7712/26) che conta la rottura della fiducia, non il valore dei beni sottratti
07/04/2026

Il furto commesso dal lavoratore in danno del datore di lavoro integra una grave violazione degli obblighi di fedeltà e correttezza, idonea a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario e a giustificare il licenziamento per giusta causa.

 

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7712/2026, torna sul tema del licenziamento disciplinare per furto in azienda, confermandone la legittimità anche in presenza di condotte che, pur non di rilevante valore economico, risultano comunque idonee a compromettere il rapporto fiduciario.

 

Nel caso esaminato, il lavoratore aveva sottratto beni aziendali: un comportamento che i giudici hanno ritenuto sufficiente a giustificare il recesso immediato, senza necessità di valutare la tenuità del danno patrimoniale.

  • Il furto in azienda costituisce una violazione grave degli obblighi contrattuali.

  • La lesione del vincolo fiduciario è elemento centrale nella valutazione.

  • Non rileva il modesto valore dei beni sottratti, ma la natura della condotta.

La decisione si inserisce nel solco di un orientamento consolidato: nei rapporti di lavoro subordinato, l’affidamento e la lealtà rappresentano presupposti essenziali, la cui compromissione può legittimare il licenziamento per giusta causa.

 
 
Immagine: Public Domain Pictures 
 
 




 
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