La mancata applicazione di un contratto collettivo non esonera il datore di lavoro dagli obblighi di informazione e consultazione sindacale previsti dalla legge. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25178 del 10 settembre 2026, confermando che tali obblighi hanno natura vincolante e devono essere rispettati indipendentemente dall'adesione dell'impresa alla contrattazione collettiva.
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da due organizzazioni sindacali ai sensi dell'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, per ottenere il riconoscimento del carattere antisindacale della condotta di una società che aveva rifiutato di incontrarle e di fornire le informazioni previste dalla legge. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, giudicando irrilevante la mancata applicazione di un contratto collettivo italiano.
Nel confermare la decisione, la Cassazione ha precisato che gli obblighi di informazione e consultazione sindacale derivano direttamente dalla legge e non possono essere elusi attraverso la scelta di non applicare un CCNL. La normativa ne definisce infatti il contenuto essenziale, che il datore di lavoro è comunque tenuto a rispettare.
Questo principio non comporta un obbligo generale di stipulare contratti collettivi. L'impresa conserva la libertà di adottare modalità alternative di interlocuzione con le rappresentanze sindacali, a condizione che siano garantiti l'effettività dell'informazione e il confronto previsto dalla legge.
Il rifiuto pregiudiziale di qualsiasi interlocuzione con il sindacato può invece configurare una condotta antisindacale, quando impedisce l'adempimento degli obblighi legali e compromette l'esercizio della funzione rappresentativa delle organizzazioni dei lavoratori.
Sulla base di queste considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando la pronuncia della Corte d'Appello.