Piattaforme digitali e rider: il DL 62/2026 rafforza presunzione di subordinazione, trasparenza algoritmica e controlli

Il decreto interviene sul lavoro tramite piattaforme digitali introducendo nuovi criteri per qualificare il rapporto di lavoro, obblighi informativi sugli algoritmi, presunzioni di subordinazione e maggiori tutele per i rider. Rafforzato anche il monitoraggio sui contratti collettivi applicati e sul dumping retributivo.
17/05/2026
Con il Decreto Legge 62/2026 il legislatore interviene in modo organico sul lavoro intermediato da piattaforme digitali, rafforzando gli strumenti di contrasto all’utilizzo improprio del lavoro autonomo nella gig economy e introducendo nuovi obblighi in materia di trasparenza, controllo e tutela dei lavoratori.
 
L’art. 12 del decreto stabilisce che la qualificazione del rapporto di lavoro deve fondarsi sulle concrete modalità di svolgimento della prestazione, indipendentemente dalla forma contrattuale formalmente adottata dalle parti. Diventano quindi centrali gli elementi sostanziali del rapporto, soprattutto quando l’organizzazione del lavoro avviene attraverso strumenti digitali o algoritmici.
 
Ai fini della qualificazione rilevano, tra gli altri, l’esercizio di poteri di organizzazione, direzione, controllo, valutazione della prestazione, limitazione dell’accesso al lavoro o determinazione unilaterale del compenso, anche mediante sistemi automatizzati. Il decreto attribuisce particolare rilevanza alla gestione algoritmica delle attività, ai sistemi reputazionali e alle limitazioni dell’autonomia organizzativa del lavoratore.
 
La novità più significativa è l’introduzione di una presunzione relativa di subordinazione quando emergano indici di controllo o eterodirezione esercitati tramite la piattaforma digitale. In tali casi il rapporto si presume subordinato salvo prova contraria. La disposizione recepisce e consolida orientamenti giurisprudenziali già emersi negli ultimi anni, anche in relazione ai rider, e si inserisce nel quadro della direttiva UE 2024/2831 sul miglioramento delle condizioni di lavoro mediante piattaforme digitali.
 
Il decreto introduce inoltre specifici obblighi di trasparenza algoritmica. Le piattaforme dovranno informare i lavoratori, in forma chiara e comprensibile, sui sistemi automatizzati utilizzati per assegnare le attività, determinare o modificare i compensi, valutare le performance e limitare o cessare l’accesso alla piattaforma. Il lavoratore avrà diritto a ottenere una spiegazione intelligibile delle decisioni automatizzate che incidono sulle condizioni di lavoro o sul compenso, oltre al riesame mediante intervento umano.
 
Particolare attenzione viene dedicata ai rider. L’art. 15 introduce nuove regole sull’accesso alle piattaforme mediante SPID, CIE o sistemi di autenticazione multifattore collegati a un singolo codice fiscale, vietando la cessione degli account e prevedendo sanzioni amministrative sia per il lavoratore sia per la piattaforma in caso di utilizzo irregolare degli account. Le piattaforme non potranno inoltre attribuire prestazioni temporalmente incompatibili allo stesso lavoratore.
 
Dal 1° luglio 2026 i committenti saranno inoltre tenuti alla redazione del libro unico del lavoro anche per i lavoratori delle piattaforme, con annotazione mensile del numero di consegne effettuate e dei compensi corrisposti. Viene infine introdotto un obbligo formativo iniziale in materia di sicurezza e attività base, da svolgersi tramite la piattaforma SIISL entro trenta giorni dalla prima prestazione.
 
Parallelamente, il decreto rafforza il ruolo della contrattazione collettiva quale strumento centrale per la determinazione del “salario giusto” ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione. Gli articoli 7, 10 e 11 introducono meccanismi di monitoraggio dei contratti collettivi applicati, obblighi di indicazione del codice alfanumerico unico del CCNL nelle comunicazioni obbligatorie e strumenti di contrasto al dumping contrattuale e retributivo attraverso interoperabilità tra banche dati pubbliche, INPS, INL e CNEL.
 
Il DL 62/2026 si muove quindi lungo una duplice direttrice: da un lato rafforzare le tutele nel lavoro digitale e algoritmico; dall’altro incentivare trasparenza retributiva, corretto utilizzo della contrattazione collettiva e maggiore stabilità occupazionale, anche attraverso incentivi alla trasformazione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per i giovani under 35.
 
 
 
Foto: ©2017 Stefan Haehnel
 
 
 




 
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