Il lavoro da remoto, spinto dall’emergenza pandemica del 2020, è diventato una componente stabile dell’organizzazione del lavoro anche in Italia. Tuttavia, la sua diffusione rimane ancora lontana dai livelli medi europei.
Secondo i dati Istat, nel 2023 il 13,8% degli occupati ha svolto almeno una giornata di lavoro in modalità agile. Si tratta di un valore inferiore rispetto al picco registrato nel 2021 (15,1%), ma nettamente superiore al periodo pre-pandemico, quando nel 2019 soltanto il 4,8% dei lavoratori utilizzava forme di lavoro a distanza.
La diffusione dello smart working presenta forti differenze territoriali. Lazio e Lombardia guidano la graduatoria nazionale: a Milano lavora da remoto il 38,3% degli occupati, mentre a Roma la quota sfiora il 30%. Le grandi aree urbane e i contesti produttivi più avanzati risultano quindi i principali poli di sviluppo del lavoro agile.
Anche il livello di istruzione incide in modo significativo. Tra i laureati quasi il 29% ha sperimentato almeno qualche giornata di lavoro da casa, segno che le competenze più qualificate sono maggiormente compatibili con modalità di lavoro flessibili e digitalizzate.
Lo smart working risulta inoltre leggermente più diffuso tra le donne: il 15,2% delle lavoratrici utilizza il lavoro a distanza, contro il 12,7% degli uomini. Per molti lavoratori questa modalità continua a rappresentare soprattutto uno strumento di conciliazione tra attività professionale e vita familiare.
Dal punto di vista settoriale, i comparti più coinvolti sono quelli dell’informazione e della comunicazione e le attività finanziarie e assicurative, dove la quota di smart workers raggiunge rispettivamente il 60,2% e il 43,7%. In generale, il lavoro da remoto riguarda soprattutto le professioni altamente qualificate (30,2%), che consentono una maggiore autonomia nell’organizzazione dei tempi e delle modalità di lavoro.
A distanza di alcuni anni dalla pandemia, il lavoro agile si conferma quindi una trasformazione strutturale del mercato del lavoro. La sua diffusione, tuttavia, resta fortemente legata alla tipologia di professione, al livello di istruzione e al contesto territoriale.